Il “qui e ora” nella filosofia e nel sistema floreale di Bach

Di Letizia Bevilacqua

Il “qui e ora”. Al giorno d’oggi, si può dire, abbiamo abbastanza familiarità con queste parole.

Si tratta di un concetto importante che affonda le sue radici nel Buddismo, viene trattato dalla Scuola Stoica greca, è poi stato ripreso dalla Filosofia1, e da certi ambiti della Psicologia, come la Gestalt2.

Negli ultimi decenni ne hanno fatto una bandiera la Mindfulness3, che lo ha reso fruibile da più persone, ed Eckart Tolle, a cui va il merito di averlo diffuso al grandissimo pubblico americano ed europeo attraverso il suo famoso libro “Il Potere di Adesso”.

Dunque, frasi come “il domani non esiste” ,“bisogna vivere in presenza, nel qui e ora”, sono entrate ormai nel linguaggio comune.

Anche se, attualmente, viene quasi da considerarlo un modo di dire un po’ abusato, tanto citato, poco praticato, e che “va di moda” come strategia per ridurre lo stress, nel suo significato profondo contiene la fondamentale chiave di accesso per la creazione della nostra realtà.

Sappiamo che il dott. Bach era in possesso di un bagaglio di conoscenze esoteriche che ci ha tramandato attraverso i suoi (purtroppo pochi) scritti, e anche attraverso la sua principale eredità: i fiori che portano il suo nome. Ma non solo. Esiste un testo, assai inusuale, nel quale le sue consapevolezze giungono a noi sotto forma di amorevoli esortazioni. Mi riferisco al romanzo “Sii Fedele a Te Stesso”4, scritto nel 1938 dalla sua collaboratrice e amata Mary Tabor. Grazie a questo romanzo veniamo a conoscenza di molti particolari della filosofia “quotidiana” di Bach, più che in qualsiasi altro testo esistente.

In questo romanzo si nota quanto egli predicasse il concetto che stiamo prendendo in esame, senza limitarsi ad indicarlo: lo attuava, e ha lasciato a noi i consigli e gli strumenti per poterlo praticare.

Tutto il romanzo è permeato di insegnamenti, e quello di vivere nel “qui e ora” è uno dei maggiori.

E’ affrontato in diversi capitoli, ma più apertamente nel dodicesimo, nel quale un misterioso personaggio dona ad una ragazza un po’ distratta due mazzolini di fiori: uno di Clematis, e uno di Honeysuckle. Un chiaro invito alla presenza!

E’ curioso notare che questi due fiori siano gli unici ad essere nominati nel romanzo in modo esplicito.

Il “qui e ora” nella filosofia e nel sistema floreale di Bach

Se il Buddismo lega il qui e ora al concetto dell’impermanenza, e la Psicologia a quello dell’essere consapevoli delle proprie emozioni del momento, il qui e ora inteso da Bach è, invece, estremamente semplice, così come desiderava fosse tutto ciò che intendeva divulgare: è, infatti, vivere appieno il momento, un invito a non farci portare via da pensieri che occupano la mente, da ricordi del passato e anticipazioni preoccupate del futuro.

E’ porre l’attenzione su quello che stiamo facendo, su quello che stiamo ascoltando, considerando che l’attimo presente è l’unico momento che esiste: non il passato, non il futuro. Questi sono solo immagini nella nostra mente.

Agire con consapevolezza il momento presente, “accorgerci” di quello che abbiamo intorno, porci attivamente in uno stato di accettazione: è questo ciò che ci permette di apprezzare attimo dopo attimo la nostra vita, e di porre le basi della realtà che desideriamo.

E’ inutile, se non dannoso, concentrarci su ciò che non è ancora o su ciò che è stato. Questo è causa di molti malesseri dell’essere umano.

Ha una fondamentale importanza anche lo spazio, il “qui”. Quante volte – ci narra Mary Tabor attraverso le parole dei suoi personaggi- siamo in un luogo, ma vorremmo essere da un’altra parte. Di conseguenza distogliamo l’attenzione dal “qui”. Spesso lasciamo i nostri corpi come simulacri in un posto, e con la mente ci trasferiamo altrove, magari laddove vorrebbe andare il nostro desiderio: quello che le convenzioni, la società, la famiglia, i sensi di colpa hanno soffocato.

Pur nella sua intrinseca semplicità, il tanto nominato “qui e ora” è molto difficile, in genere, da praticare. Non siamo abituati a farlo, nelle nostre vite frenetiche riempite quotidianamente di pensieri, rimpianti e apprensione.

Ma è per questo che ci vengono in soccorso i fiori: tutto il sistema floreale, portato alla luce da Bach, è stato “progettato” dal “Grande Architetto dell’Universo” per aiutarci, per condurci al bene, al nostro Vero Sè, alla nostra Anima.

Diversi Fiori di Bach che utilizziamo ci aiutano proprio perché ci riallineano al presente.

Di seguito, descritti nel modo generale che lo spazio in questo contesto ci consente, quelli che ritengo i più significativi in proposito, ma il campo è aperto per confronti e ulteriori riflessioni.

Abbiamo già nominato Honeysuckle e Clematis, che hanno ottenuto un posto d’onore nel romanzo di Mary Tabor. Il primo ci libera dall’eccessivo peso del passato, dalla nostalgia, dal dolore del ricordo. Il secondo ci riporta “qui”, ci collega alla realtà immanente.

Impatiens, lo dice la parola stessa, ci aiuta quando fuggiamo continuamente dal momento presente, quando siamo attaccati dalla frenesia, dall’impazienza che troppo ci proietta nel futuro.

E che dire di White Chestnut e Scleranthus, in nostro soccorso durante quegli stati che letteralmente rapiscono la nostra mente dal qui e ora, quando le preoccupazioni e i rimuginamenti mentali diventano un caos interiore inestricabile.

Agrimony, in aiuto a coloro che fuggono, per chi deve essere sempre “altrove”, non vuole guardare quello che c’è nel momento e che non gli piace. Queste persone vivono “tre vite in una”, ma non vivono nessun momento nel vero senso della parola.

Heather, per chi resta prigioniero di se stesso e rimane in balia del suo mondo, immerso nella mente caotica e nelle emozioni estreme, nella “sua” realtà.

Non possiamo poi mancare di citare Elm, Oak e Rock Water, quando attraverso il comportamento ossessivo, l’eccessiva rigidità si dimora nel passato (magari perché si avvertono addosso sensi colpa, traducibili con Pine nel sistema floreale), oppure ci si proietta costantemente in un preoccupante futuro.

E infine Hornbeam, per trovare la voglia, la motivazione per viverlo, questo “qui e ora”!

Onoriamo dunque con l’aiuto dei Fiori ogni momento della nostra vita, accogliamo lo spazio fisico in cui ci troviamo, il paese che abitiamo, il corpo in cui stiamo vivendo.

Dobbiamo ricordare, e il dott. Bach ci aiuta a farlo, che siamo noi i creatori della nostra realtà, nel qui e ora, l’unico momento che esiste, ed è sempre un momento nuovo da agire, senza il condizionamento del passato e senza l’anticipazione del futuro.

Trattiamolo con la massima attenzione, con amore e gratitudine, e avremo sempre altrettanto amore ed esperienze di cui essere grati.

Aprendo il cuore, accettando davvero il qui e ora così come è, ci accorgeremo dei fiori meravigliosi che stanno sbocciando intorno a noi.