Chicory-Heather. Dalla madre bisognosa al bambino bisognoso e capriccioso

Dr. Ricardo Orozco

Territorio condiviso

Territorio Chicory - Heather

Chicory ed Heather condividono un immenso vuoto interiore. Ciò comporta una importante carenza affettiva che si manifesta in una smisurata paura della solitudine e, conseguentemente, in una forte richiesta di amore e attenzione. Questo vuoto interiore si riempie di un livello variabile di angoscia esistenziale tanto devastante e inquietante, tale da giustificare una paura irrazionale e una frequente fuga da se stessi.[1]  A questo punto è chiaro che l’angoscia di base che colma entrambi si chiama Sweet Chestnut, generatasi da un vissuto desolante, dato dalla distanza tra l’anima e la personalità.

Per mitigare in qualche misura questa angoscia esistenziale presente nel nucleo della propria personalità, ricorreranno a diversi meccanismi. Uno di questi consiste nel creare vari personaggi idealizzati che migliorino, almeno un poco, la loro autostima. Questo meccanismo è denominato credenza compensatoria. Ma questi sistemi non sono quasi mai sufficienti a nascondere il dolore emozionale sottostante. Cercano di colmare il vuoto con l’amore, ma molto spesso questo finisce per trasformarsi nel succedaneo della richiesta di attenzione, dipendenza e obbligo di essere assistiti.

Una particolarità da tenere ben presente è l’eccesso di dranmmaticità ed esagerazione che impregnano le comunicazioni di Chicory e di Heather. In parte ciò si deve alla loro iper emozionalità, ma è vero, che a questa accentuata drammaticità (istrionismo) si ricorre come efficace strategia di richiamo affettivo o di richiesta di attenzione. Tutto in loro sembra che sia urgente oimportantissimo, da una semplice telefonata fino a una trascurabile catena via mail. Gli altri, qualunque cosa stiano facendo, devono lasciarla e correre in loro aiuto.

Sono entrambi ansiosi e conoscono da vicino le manifestazioni dell’angoscia. Vivono molto preoccupati (White Chestnut) dai piccoli dettagli affettivi della vita quotidiana, che si riferiscono generalmente alle relazioni interpersonali e alle loro necessità più immediate. La paura all’abbandono o alla sostituzione è così considerevole che è chiaro che occupi tanto spazio nelle loro menti.

Hanno generalmente abitudini  compensatorie con l’intento di alleviare l’ansia. Tendono a mangiare in eccesso e quindi al sovrappeso.

Sono molto poco inclini all’introspezione, che li terrorizza, accusando gravi carenze per tutto ciò che si riferisce ad autoesplorazione.

Di natura irritabili, si spazientiscono facilmente quando sono contraddetti. In gran misura questo si deve alla loro immaturità e conseguente semplificazione del mondo, in un vano tentativo di farlo più malleabile. Ciò determina che in generale siano capricciosi, ed è per questo che esplodono in episodi Cherry Plum-Holly. È ugualmente presente in loro una forte tendenza allo scoraggiamento, alla tristezza e alla depressione. In definitiva, il loro livello di intelligenza emozionale è spesso assai modesto.

Sono persone con una grande predisposizione a patire malanni e problemi di salute. Una parte di questa tendenza si spiega con l’intenso livello d’ansia che vivono. Ma un’altra grande parte della loro natura malaticcia viene potenziata dai benefici secondari che ottengono dai loro sintomi, giacché li utilizzano per manipolare chi li circonda, e riuscire in questo modo ad ottenere un alto rendimento in termini di attenzioni e cure particolari. Allo stesso tempo sono utili come strumenti di autocompassione e per castigare e colpevolizzare quanti non si dimostrano attenti e diligenti con loro, e per essere esonerati dalle loro responsabilità.

In non poche occasioni i malanni si dimostrano effettivi per eludere ed evitare le lamentele di quanti si sono visti danneggiati dal loro modo di agire. Ad esempio, la nuora che è stata umiliata in modo evidente da sua suocera, evita di protestare a fronte della “delicata” salute di quest’ultima.

Tanto Heather quanto Chicory, nel livello più profondo della loro coscienza, possiedono una scarsa autostima. Per questo, si diceva al principio dell’articolo, compensano questa carenza con un sistema di credenze che li eleva a persone “elette”, con attributi o con missioni speciali da compiere a favore degli altri. Quasi mai il personaggio idealizzato che costruiscono coincide con le loro azioni, anche se lo credono.

Sono entrambi invadenti e poco empatici, dal momento che, essendo così ansiosi e richiedenti, non possono immaginarsi nei panni dell’altro.

Dipendono eccessivamente dalla risposta e dalla accettazione esterna e cercano di essere necessari (Chicory) o desiderabili e affascinanti (Heather).

Sono generalmente manipolatori e affabulatori. Il riuscire a instillare negli altri senso di colpa,  permette loro di generare una dipendenza che garantisca il legame affettivo.

Come meccanismo psicologico di difesa utilizzano la negazione e la dissociazione.[2]

Chicory ed Heather sono principi maggiormente riscontrabili nel genere femminile, così come Vine e Vervain predominano nel maschile. Se ampliamo maggiormente questa “sessualizzazione”, possiamo situare Centaury nel primo gruppo e Oak nel secondo. Ovviamente non esiste una linea floreale divisoria, uomini e donne possono condividere principi floreali, ma questo non toglie che ci sia una disposizione determinata in uno o in altro senso. Per poter dare a questo una spiegazione bisogna dire che esistono fattori di indole socioculturale, dovuti alla formazione, biologici, ecc.

Aspetti differenziali come tipologia

È importante sottolineare che in molti casi non è possibile una chiara differenziazione, dal momento che Heather e Chicory non sono in assoluto incompatibili.

La richiesta di attenzione è normalmente più disperata ed esagerata in Heather che in Chicory. Il primo è normalmente più indiscriminato cn i propri interlocutori, mentre il secondo risulta più selettivo. Ciò significa che Chicory sceglierà più attentamente le persone verso le quali rivelare le proprie risorse.

Entrambi hanno paura della solitudine, ma questo aspetto è molto più evidente in Heather, dove può raggiungere dei livelli di difficile immaginazione. Questo può portarlo all’incotinenza verbale, un tratto che è sempre stato utilizzato per descriverlo. Attualmente questa necessità di fuggire dalla solitudine non deve obbligatoriamente manifestarsi attraverso la logorrea; qualsiasi Heather può passare l’intera giornata al computer chattando compulsivamente, mentre satura le reti sociali con le proprie banalità.

Chicory è essenzialmente materna, per cui offrirà costantemente le sue cure, tanto implicitamente che esplicitamente. Tende a stabilire sempre legami pseudo-terapeutici con gli altri. Al contrario, Heather è molto più anarchico, individualista, capriccioso e destrutturato nelle proprie relazioni.

Questo comporta che Chicory crei legami affettivi permanenti e probabilmente impossibili da spezzare; mentre Heather è essenzialmente volubile e tende ad annoiarsi dei suoi amici, fidanzati e ambienti sociali, cambiandoli con altri quando può. Questo aspetto è più riconoscibile e attuabile in Heather giovani. Detto in altro modo: Chicory assume responsabilità, mentre Heather le rifugge. Ad esempio, una madre Chicory è iper protettiva (molto Red Chestnut) e difficilmente lascerà suo figlio all’asilo, con il rischio che potrebbe confondersi e chiamare “mamma” la maestra. Al contrario la madre Heather lascerà suo figlio volentieri con qualsiasi vicina semisconosciuta, pur di uscire per incontrare le sue amiche.

Il livello di manipolazione è molto variabile, dipendendo da un gran numero di circostanze. Ma in ogni caso e in linea generale, Chicory ha più facilità che Heather ad usare la diplomazia, la critica o una via alternativa per raggiungere ciò che vuole. Generalmente Heather tende a un grado di manipolazione più grossolano, almeno nei più negativizzati. Risulta facile pensare a qualcuno che durante la cena di Natale, quando tutta la famiglia è riunita, soffra di qualche disturbo eclatante e teatrale.

Bisogna comunque tenere in considerazione che esistono Heather più sofisticati che impiegano le proprie sottili arti seduttive per ottenere regali e benefici di diverso tipo. In ogni caso la sessualizzazione delle relazioni non è un tratto Chicory, ma una strategia nettamente Heather. Si pensi a quanto risulta poco seducente lo sterotipo della mamma italiana a fronte di quello della vamp. Chicory è nutritiva, non sexy.

In Chicory la manipolazione può variare considerevolmente, dipendendo dal livello sociale e culturale nel quale si muove e, dettaglio importante, dal grado di disperazione.

L’essere così emozionali e affettivamente vulnerabili, li rende facilmente preda dell’ansia e dell’angoscia. Queste caratteristiche sono molto più evidenti in Heather, molto più instabile, mutevole e indeciso (Scleranthus) che Chicory.

La conseguenza dell’ansia in entrambi è normalmente l’aggressività, evidente in una irritazione e impazienza di base semplice da percepire. La gelosia e il sospetto (Holly), motivati da una enorme insicurezza, contribuiscono a vivificare l’ansia e la rabbia.

Tanto Chicory quanto Heather vivono l’Holly allo stato puro, anche se il primo lo nega sempre, dal momento che risulterebbe contraddittorio con la credenza compensatoria che ha edificato , e cioè quella di un “essere di luce venuto al mondo per dare amore e offrire aiuto al prossimo.” La tendenza in Chicory è quella di nascondere l’odio che sente, o perlomeno a negarlo, mentre cerca intorno a sé comprensione e alleanze che lo aiutino a combattere il nemico.

Come si è già detto, nel territorio condiviso la richiesta di attenzione è una delle caratteristiche più evidenti dall’esterno. In Chicory è più selettiva che in Heather, dal momento che accade perché si dia valore “alla sua abnegazione e sacrificio”, anche se il riconoscimento che reclama risulta sempre eccessivo e sproporzionato. È necessario sottolineare che se ha dato due, crede di aver dato dieci, e se riceve dieci, sente invece di aver ricevuto due. Il bilancio, dunque, tra il dare e l’avere è permanentemente alterato.

Si potrebbe quindi affermare che Chicory dà per ricevere e il suo slogan sarebbe: “Ti do in cambio di …” Invece Heather assomiglia piuttosto a un vampiro che svolazza indiscriminatamente intorno alle sue prede al grido di : “Dammi, dammi, dammi … tutto, tutto, adesso!”. È forse questo che ha portato la Scheffer a dire: “ Chicory corrisponde a la madre bisognosa e Heather al bambino bisognoso.” [3]

Senza dubbio Heather è molto più efficace nella sua richiesta di attenzione giacché può ricorrere alla stavaganza, tanto nell’utilizzo di vestiti eclettici e d’impatto, come nell’esibizione di un catalogo di pose e atteggiamenti “desiderabili” (“meglio morta che sempliciotta”). Il tutto accompagnato da espressioni emozionali come risate che assomigliano a nitriti, un tono di voce elevato, conversazioni al cellulare che possono essere ascoltate in un raggio assai ampio, ecc.

Sebbene si è detto che “Heather vuole essere il bambino nel battesimo, la sposa al matrimonio e il morto al funerale” si potrebbe affermare sulla falsariga che “Chicory vuole essere la madrina al battesimo, la sposa al matrimonio e la figura che organizza, consola e conforta tutti in un funerale.”

Con l’obiettivo di essere comunque tenuto in considerazione, Heather preferisce il castigo all’indifferenza. “Preferisco essere cercato dalla polizia piuttosto che da nessuno,” Chicory, seppure può ricorrere a generare un conflitto pur di poporsi come mediatore, cerca sempre di uscirne bene. Risulta più abile nel misurare le conseguenze immediate delle sue azioni.

Sebbene entrambi ricorrano all’esagerazione pur di suscitare l’attenzione altrui, Heather è eccessivamente affabulatore, inventando esperienze inverosimili e spesso rocambolesche: visita di esxtraterrestri, spostamenti nello spazio, apparizioni mistiche … Chicory in questo senso non è stravagante. Piuttosto può insinuare, dare ad intendere, in modo implicito o misterioso, di possedere una determinata informazione extrasensoriale o un qualche tipo di potere che può risultare di gran valore per gli altri. Allo stesso modo può dire a qualche credulone o insicuro che ha individuato in lui/lei una grande potenzialità e che può aiutarlo quindi, attraverso le sue capacità di canalizzazione spirituale, a svilupparlo.

Anche se entrambi possiedono una scarsa o nulla capacità di autocritica, è più facile in Heather avvertire il senso di colpa, o come minimo sentimenti di indegnità o di poco valore, prodotto della predisposizione alla tristezza e alla depressione.

Aspetti diferenziali come stato

Possono viversi stati transitori di Chicory in circostanze speciali, come ad esempio, periodi di vulnerabilità dovuti a perdite affettive. Alcune persone possono perfino manifestare il proprio Chicory con un determinato partner, in uno spazio limitato della propria vita o a fronte di una circostanza nella quale si sono visti particolarmenti danneggiati, come, ad esempio, nella divisione di una eredità o un problema di carattere lavorativo.

In questi casi l’argomento è sempre la convinzione che “si sta ricevendo molto meno di quello che si sta effettivamente ricevendo” o “ha dato molto di più di quello che sta ricevendo” e pertanto si è trattati ingiustamente. Ciò significa che c’è sempre un punto focale o un attivatore più o meno esplicito.

Invece gli stati di Heather sono normalmente più tempestosi e non deve esserci obbligatoriamente un attivatore obiettivo, anche se c’è da riconoscere che alcune persone sono disinibite dall’alcool fino a un punto di loquacità e invadenza difficile da sopportare. Senza dubbio non c’è niente di peggio che avere, in una cena, il nostro vicino a tavola che cerca di convincerci di essere “un’ottima persona”

Continuando con le differenze tra Chicory ed Heather, è molto più probabile transitare per periodi più lunghi di quest’ultimo fiore. Ad esempio nelle tappe biologiche che riguardano la prima infanzia, l’adolescenza o la vecchiaia. In molte persone questo Heather è meramente temporale e si manifesta attraverso un eccessivo soggettivismo o su una richiesta di attenzione davvero considerevoli.


[1] Questo meccanismo è comune anche ad Agrimony.

[2] La negazione consiste nel negare ciò che è evidente per gli altri. Ad esempio:, una donna incinta al 7º mese di gravidanza, nega di esserlo. La dissociazione consiste nel dimenticare o cancellare dalla coscienza determinati episodi dolorosi.

[3] Scheffer, M. La Terapia Floral de Bach. Teoría y práctica. Urano, Barcelona, 1992.

Centaury: Vittima o costruttore della propria realtà?

Dr. Ricardo Orozco

Spesso pensiamo ai Centaury come a creature intrappolate, prigioniere, schiave e bloccate in una determinata situazione contro la loro volontà e pertanto meritevoli di compassione e di aiuto.

Nella storia della schiavitù sappiamo che non esistevano uffici di reclutamento dove si presentavano volontariamente i menzionati schiavi per essere arruolati in un penoso, quanto incerto, mestiere. Al contrario, queste creature erano il bottino di guerra o il risultato di contrattazioni tra imprenditori psicopatici e capi corrotti. Fino a non troppo tempo fa tutto ciò era perfettamente legale e ben visto dalla società.

Tuttavia, credo che dobbiamo tentare di comprendere la mente di Centaury per avvicinarci in modo obiettivo alle situazioni in cui spesso cade.

Centaury corrisponde esattamente a ciò che la psicologia contemporanea considera  “personalità dipendente”. Il vantaggio di questa associazione (Fiore di Bach e psicologia contemporanea) è che da questa prospettiva troviamo letteratura scientifica [1] che analizza scrupolosamente la mente, le emozioni e il comportamento delle persone che corrispondono a questo principio caratteriale.

Centaury corrisponde esattamente a ciò che la psicologia contemporanea considera  “personalità dipendente”. Il vantaggio di questa associazione (Fiore di Bach e psicologia contemporanea) è che da questa prospettiva troviamo letteratura scientifica [1] che analizza scrupolosamente la mente, le emozioni e il comportamento delle persone che corrispondono a questo principio caratteriale.

Tuttavia, quale floriterapeuta mediamente empatico non si è sentito commosso e solidale verso alcuni poveri Centaury, e allo stesso tempo spinto a consigliare, risolvere o per lo meno a tentare di migliorare la loro vita infelice? [2]

In questo articolo tenterò di evitare tutto ciò che potrebbe appartenere all’aspetto vittimistico di Centaury, basandomi sulla costatazione più realistica di Centaury come costruttore della propria realtà.

La personalità dipendente (o Centaury, che è lo stesso) si struttura sulle seguenti credenze negative: “sono totalmente solo, completamente indifeso” “sono inadeguato, inutile” “posso funzionare solo se ho a fianco qualcuno veramente competente” “se mi abbandonano, morirò”.

Questa sensazione-convinzione di sottovalutazione profonda genera un forte bisogno di avere qualcuno che si prenda cura di noi, il che mette in moto un comportamento di sottomissione incoraggiato dal fantasma e dalla paura della separazione, dell’abbandono, della sostituzione, ecc. In cambio della protezione e della supervisione, Centaury si arrenderà totalmente dedicandosi al servizio dell’altro: gli darà amore, tenerezza e soprattutto sarà leale, ubbidiente e docile. Se l’altro sarà felice, anche lui lo sarà.

Una caratteristica interessante dei Centaury è che sono mentalmente poco sofisticati: quindi abbastanza immaturi e infantili. Costruiscono un mondo semplicistico che sarà dunque molto più gestibile e meno minaccioso rispetto al mondo reale.

Esistono 3 meccanismi psicologici di difesa nella personalità dipendente che trascrivo qui di seguito direttamente dal lavoro eseguito da Theodore Millon [3], prendendomi la libertà di aggiungere alcune mie considerazioni:

L’Introiezione: interiorizzare l’identità di un’altra persona per dare luogo a una fusione del più debole con il più forte, dell’incompetenza con l’abilità, dell’inutilità con la sicurezza in se stessi. Quando i dipendenti guardano se stessi, vedono inadeguatezza e incompetenza (Larch) che riflettono la loro mancanza di abilità e di conoscenza. Inoltre, queste introspezioni generano sentimenti svalutanti e un vero e proprio terrore esistenziale (Sweet Chestnut) di fronte alla possibilità dell’abbandono o di essere costretti a occuparsi di se stessi. Il dipendente prende in prestito la potenza, l’abilità e l’autostima dell’altro e in cambio le offre la sua volontà incrollabile di essere al servizio dei suoi obiettivi.

L’Idealizzazione: per esempio nei confronti del partner, che non concepiscono come essere umano con qualità e debolezze, ma che trasformano in un protettore soprannaturale. È un meccanismo infantile di molti bambini nei confronti dei propri genitori… Esseri onnipresenti, onnipotenti…

La Negazione: anche se l’introiezione genera sentimenti tranquillizzanti causati dall’essere uniti ad una persona potente, ciò non è sufficiente a eliminare tutte le fonti di ansia. La negazione (Agrimony) serve per ammortizzare qualsiasi sentimento di fatalità o apprensione che l’introiezione non riesce ad eliminare. Mediante la creazione di un universo semplificato, sprovvisto di difficoltà oggettive, per i dipendenti diventa più facile essere ingenui, infantili e dolci. Un’altra funzione della negazione è quella di permettere alle persone dipendenti di evitare di vedere i propri impulsi ostili. Per i dipendenti, l’ira (Holly) è estremamente minacciosa. Se loro ammettessero di vivere l’ira, a cosa potrebbero arrivare gli altri? Inoltre, ciò distruggerebbe l’illusione di sicurezza e di protezione che tanto li tranquillizza.

A tutti questi meccanismi che ci aiutano a comprendere la problematica dei Centaury, se ne aggiunge un altro particolarmente preoccupante. Essi in genere rifuggono lo sviluppo di qualsiasi qualità o abilità, poiché li potrebbe condurre ad una vita più indipendente. Dunque, non è innaturale che boicottino ogni tentativo fatto dagli altri per aiutarli a sviluppare le loro capacità, come per esempio imparare a guidare, trovare un lavoro indipendente, ecc. Se assecondassero questi suggerimenti, gli altri potrebbero chiedere sempre di più fino a domandargli di assumersi il controllo delle loro vite, e questa possibilità li terrorizza.

Allo stesso modo, qualsiasi impulso di ira o di ribellione potrebbe mettere a rischio la continuità della “protezione”, soprattutto in due modi: attivando l’ira nei loro confronti, o creando un precedente di identità separata, e ciò li impaurisce molto. Per questo motivo si assumono il ruolo di persone inferiori (sempre Larch) in modo da conferire ai loro partner la sensazione di essere forti, competenti e superiori, qualità queste che i Centaury cercano sempre in loro.

Dobbiamo sottolineare che siccome i Centaury confondono i confini tra sè stessi e gli altri (Centaury + Red Chestnut), la perdita di una relazione rappresenta per loro la perdita di sé stessi.

In ogni caso, il solo pensiero della separazione attiva tutti i meccanismi dell’ansia, mantenuta da pensieri negativi (Gentian) e reiterativi (White Chestnut).

Malgrado tutto ciò che abbiamo finora descritto, alcuni Centaury possono apparire felici in questa loro vita di autosacrificio che hanno scelto di condurre, come ad esempio una madre Centaury orgogliosa del successo professionale di un figlio, la moglie che assoggetta totalmente la propria vita alla carriera del marito, ecc. È una specie di tentativo di realizzarsi attraverso l’altro.

Bisogna tuttavia considerare che non sempre i Centaury sono circondati da persone senza scrupoli, tuttavia si sentono spesso attratti da persone dominanti ed egoiste (soprattutto Chicory, Heather, Vervain e Vine).

La tendenza di molti autori, tra cui devo includere anche me stesso, è stata quella di considerare l’infanzia dei Centaury carente di affetto, con genitori assenti, freddi, tirannici, ecc. Tuttavia secondo Millon [4] e i suoi collaboratori la personalità dipendente si spiega in gran misura nel seguente modo:

« L’iperprotezione genitoriale e la disapprovazione attiva dell’autonomia come vie principali dello sviluppo.»

« Nei primi mesi di vita i bebè sono dipendenti e si attaccano alle persone che si prendono cura di loro, che li nutrono e gli evitano situazioni spiacevoli come ad esempio i pannolini sporchi. Più avanti, cominciano a sentire una forte curiosità ed iniziano ad esplorare il contesto intorno a loro, utilizzando come base sicura coloro che si prendono cura di loro e vivendo il mondo come luogo sicuro, in grado di offrire ciò di cui hanno bisogno sia sul piano biologico che su quello emozionale. Alcune delle figure di riferimento, anziché permettere che la curiosità emerga spontaneamente, sono sempre preoccupati di farli sentire a loro agio. Riescono ad annullare ogni necessità di esplorazione del mondo espressa dai bambini: i genitori anticipano ogni loro richiesta concedendo ogni cosa. Questi bambini sono tanto viziati che non hanno alcun motivo  che li spinga a sviluppare competenze, le quali potrebbero rivelarsi utili al di fuori del microcosmo che le loro figure di riferimento hanno creato (…). Non vi sarà una maturazione psicologica se non si ribellano (…). Molti genitori scoraggiano in modo palese l’indipendenza del bambino per “paura di perdere il loro bebè”.»

«Il dipendente all’inizio della propria vita è una persona solare che riceve cure e attenzione stabilendo vincoli normali. In seguito, le figure di riferimento non permettono al bambino di sviluppare l’autonomia, perché trovano piacevole l’intimità che dà loro un bambino dipendente, oppure perché temono che qualsiasi tipo di frustrazione generi nei bambini problemi successivi. Inizialmente queste cure generano fiducia. In un secondo momento diventa un controllo che prende la forma di una “educazione inflessibile”. Più avanti diventa sottomissione e ogni tentativo di ottenere maggiore autonomia genera senso di colpa. Risultato: un bambino remissivo, per il quale sentirsi controllato diventa la normalità e l’indipendenza rappresenta una trasgressione. Il bambino interiorizza la credenza che, anche se gli altri sono adeguati, lui non lo sarà mai.»

Questa descrizione molto chiarificatrice ci porta senza dubbio a pensare a genitori Chicory e Red Chestnut come i propugnatori di principi Centaury. In ogni modo, possiamo pensare anche che, in base alla visione filosofica di Bach, Centaury sceglie circostanze particolari quando si incarna:

« Ognuno di noi ha una missione divina in questo mondo, e le nostre anime usano le nostre menti e i nostri corpi come strumenti per realizzare questo compito (…) Noi scegliamo le nostre occupazioni terrene e le circostanze esterne che ci conferiranno le migliori occasioni per metterci alla prova, al massimo delle nostre possibilità» [5]

Potremmo presupporre che per apprendere la lezione della Fermezza i Centaury abbiano scelto questo tipo di genitori. È inoltre vero che, per non cadere in un determinismo negativo, molti bebè cresciuti ed educati da genitori molto asfissianti riescono a tirar fuori un carattere molto forte e si ribellano. In questo senso, ad ogni tentativo di autonomia,  Centaury dovrà superare anche il senso di colpa che presuppone, ecco perché Pine può essere un fiore di sostegno molto importante per i Centaury.

Per concludere, i floriterapeuti dovrebbero essere molto vigili, come suggerivo all’inizio, per non cadere nel ruolo di “problem solver” e in nessun caso far intendere che l’obiettivo della terapia possa essere l’autonomia, poiché per il Centaury negativo questa parola è sinonimo di solitudine e questa a sua volta sinonimo di terrore o, quanto meno, implica l’impossibilità di sopravvivenza. In realtà  Centaury non ha bisogno di essere salvato dagli altri, ha necessità di fare, con l’aiuto dei fiori, un lungo viaggio verso la propria coscienza emozionale per trovare le risorse al fine di affermare un “sé stesso” più assertivo e più onesto verso le proprie emozione. Solo così sarà possibile per Centaury aiutare gli altri.

[1] Trastornos de la Personalidad en la Vida Moderna. Theodore Millon et Al. El Servier. Masson. Barcelona, 2006.

[2] Sicuramente i Centaury sono i clienti che generano più facilmente il contro-transfert nei loro terapisti, poiché sono ricettivi, teneri, bisognosi, grati, inesperti, ecc. A confronto, i controtransfert con i clienti Heather è assolutamente di tipo diverso.

[3] Millon, Opera cit. in nota 1.

[4] Millon e col. Opera citata. [5] Bach por Bach. Obras Completas, Escritos Florales. Edward Bach. Estratto4letteralmente da Libérense a Ustedes Mismos. (pag. 54). Continente (4ª edición, 1999). Buenos Aires.

[5] Bach por Bach. Obras Completas, Escritos Florales. Edward Bach. Estratto letteralmente da Libérense a Ustedes Mismos. (pag. 54). Continente (4ª edición, 1999). Buenos Aires.

Accompagnare, semplicemente accompagnare…

Di Ricardo Orozco ©2025

Sarebbe interessante interrogarsi attentamente su quale sia la funzione del Floriterapeuta. Capisco benissimo che su questo argomento esistono tante opinioni quanti Floriterapeuti.

A mio avviso, il compito del Floriterapeuta è molto semplice: accompagnare il cliente durante il processo o percorso che lui stesso ha deciso di intraprendere. In questa esperienza l’assunzione dei Fiori avrà un importante ruolo catalizzatore.

Ultimamente, nei miei viaggi in Sud America, ho notato che la parola <consultante> sostituisce sempre più il termine <cliente> il quale a sua volta ha rimpiazzato l’ormai preistorico <paziente>.

Mi piace l’idea dell’accompagnatore, e a Carmen Rosety e a me piaceva paragonarci a dei tassisti. Una persona sale sul taxi, dice dove vuole andare e noi lo aiutiamo a raggiungere il luogo prescelto con l’inestimabile GPS costituito dai Fiori.

Il vantaggio del taxi consiste nel fatto fondamentale che esso ti conduce esattamente dove vuoi andare, ammesso che il luogo esista, ovviamente, e che sia raggiungibile in auto poiché si trova ad una distanza ragionevole. Per esempio, nella città di Barcellona se io chiedo di essere accompagnato alla Plaza de la Universidad, il tassista non può decidere di portarmi all’aeroporto “perché sarà la cosa migliore per me” o “perché secondo lui è ciò di cui ho bisogno”. Un altro aspetto che mi piace di questa metafora è che da un taxi il passeggero può scendere in qualsiasi momento lo desideri, indipendentemente dal fatto che la destinazione sia stata raggiunta o meno.

Certo, quello che non mi piace dell’esempio del taxi è che il ruolo del passeggero di solito è passivo, soprattutto se egli decide di non dialogare con il conducente. Nella relazione Floriterapeuta-cliente invece, il dialogo è assai importante, si tratta soprattutto di un momento di scambio in cui il Floriterapeuta utilizzerà una tecnica molto efficace denominata “ascolto attivo”.

Credo sia necessario sfatare definitivamente la funzione del Floriterapeuta, sottolineando che esso non ha alcuna missione divina nei confronti del cliente; non è un guaritore né uno sciamano, né un tecnico e non appartiene al sistema sanitario. Il Floriterapeuta è una persona che offre umilmente di accompagnare qualcuno durante una fase particolare della vita, con il meraviglioso aiuto dei Fiori di Bach che egli conosce molto bene. Esegue questo servizio (così i tassisti chiamano una corsa) in modo etico e trasparente, senza propinare prediche, né offrire consigli o presunte soluzioni da bar, senza promettere nient’altro se non, appunto, un accompagnamento.

Eppure ciò che appare tanto facile risulta invece assai difficile, a causa di tutte le trappole nelle quali l’ego può facilmente cadere, perché probabilmente non accetta di ricoprire un ruolo tanto “povero”, per non dire anonimo, poiché in questa prospettiva il ruolo del Floriterapeuta sarà tale per cui egli non dovrà diventare né rilevante né indispensabile per il cliente.

È proprio in questa semplicità che risiede l’aspetto veramente nobile e spiritualizzato del processo.

In questo particolare tipo di vicinanza, in cui i ruoli non costituiscono una barriera, il Floriterapeuta e il cliente camminano insieme mantenendo uno scambio paritario. Non vi è dubbio che per Bach il culmine massimo dell’evoluzione spirituale fosse rappresentato dal servizio al prossimo e questo servizio, a mio avviso, deve essere offerto attraverso l’uso dei Fiori di Bach da pari a pari. In questa prospettiva si è compagni di viaggio, ognuno con i suoi difetti e le sue virtù, sia come Floriterapeuti che come clienti.

Facile e difficile allo stesso tempo!

Come faceva il Dr. Bach a sapere a cosa serviva ogni fiore?

Di Ricardo Orozco ©2025

Questo è un argomento molto controverso. Per alcuni, egli seguiva il metodo scientifico, come attestano le catalogazioni che avrebbe fatto su centinaia di piante, cercandole, osservandole e registrandone i dati. Questa ipotesi è rafforzata dalla sua carriera accademica e scientifica e anche dal modo in cui scartò alcune essenze che aveva preparato, come il cupressus e il cotyledon, che probabilmente non erano all’altezza dei suoi test e delle sue aspettative.

A partire dal 1928 sperimenta anche Impatiens, Clematis e Mimulus, preparandoli con il metodo omeopatico, anziché con la solarizzazione che adotterà a partire dal 1930.

Bach sentado sobre la hierba

Per altri Bach era un mistico, un sensitivo, un guaritore, e a questo contribuiscono senza dubbio l’attenta lettura delle sue opere e le testimonianze di Nora Weeks, sua collaboratrice e biografa.

Ma quale di questi due approcci è quello corretto? In linea di principio, non è necessarioaderire a nessuno dei due,poiché uno non esclude l’altro, ma anzi, al contrario, si completano a vicenda.

A mio parere, Bach era tutto questo, uno scienziato molto apprezzato ai suoi tempi e, come è giusto che sia, naturalmente curioso. Ma era anche un essere speciale, un sensitivo altamente spiritualizzato, in grado di accedere a informazioni nascoste alla grande maggioranza delle persone.

Purtroppo non esiste un resoconto di come il dottor Bach sia arrivato a ciascuno dei 38 fiori del sistema, ma abbiamo testimonianze per alcuni di loro.

Sembra che l’ambiente esterno (le piante e il loro habitat) risuoni allo stesso tempo con le esperienze interiori. In molti casi ci sono sincronicità molto significative che si intrecciano per dare un messaggio. Semplificando, eventi che non sono affatto casuali e che ci mostrano che l’interno e l’esterno sono in realtà la stessa cosa e sono collegati, entrano in risonanza e possono trasmettere un messaggio significativo a chi li riceve. Lo psichiatra e psicologo svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961) ha definito questo fenomeno come sincronicità.1

Pertanto, come possiamo vedere, nella vita di Bach si verificheranno delle sincronicità che lo condurranno ai fiori descriti di seguito.

Per quanto riguarda Water Violet (1931), Julian Barnard2 scrive che Bach era in uno stato di particolare raccoglimento e pensava a una persona specifica. In quel momento notó la pianta che cresceva in uno stagno e mise in relazione la sua esperienza interiore con la pianta.

Più tardi, una lettera farà luce su come scoprì Gorse e Heather:

4, Brunswick Terrace,
Cromer, Norfolk
17 gennaio 1934

«Caro Fratello, questo fu l’inizio dei nostri Quattro Aiutanti. Un giorno in cui mi sentivo inquieto per il futuro, come suppongo succeda a tuti, mentre riposavo vicino al porticciolo a Marlow-on-Thames, mi è arrivato questo messaggio. Un messaggio non solo per me, ma per tuti coloro che si sforzano di aiutare gli altri. L’ho scritto così com’era e ho subito notato accanto a me un cespuglio di ginestre in fiore e ho pensato: “Che bello”. Non l’avevo mai visto prima, ma poi mi è apparsa la meravigliosa visione di un paesaggio di prati ricoperti dal cespuglio in fiore. Questo è stato il primo dei nostri Quattro Aiutanti.

Mi alzai e andai subito da una donna che conoscevo, egocentrica ed estremamente mondana, e le chiesi: “Qual è secondo te il panorama più bello del mondo?” “Hai mai visto qualcosa che ti faccia pensare che possa esistere Dio?”. E lei, senza la minima esitazione, rispose: “Sì, le montagne coperte di erica”. Ed è così che ho trovato il secondo dei nostri aiutant i.

Per molte persone, naturalmente, questo non significherebbe nulla, ma per voi so che indica il modo in cui la Fratellanza Bianca opera tra noi, non con miracoli, non con apparizioni, ma solo guidandoci, se siamo disposti a lasciarci guidare, da eventi quotidiani.»3

Va detto che le descrizioni delle prime 12 essenze (I 12 Guaritori)vengono modificate man mano che l’équipe del Dr. Bach segue i casi con esse. L’evoluzione è molto evidente. Nelle successive, I 7 Aiutanti, la variazione è minima.

Per i fiori della Terza Generazione, cioè gli ultimi 19, sappiamo che Bach sente su di sè gli stati negativi che essi correggono. Teniamo presente che egli aveva deciso di essere il suo laboratorio personale, in cui avvenivano continuamente reazioni esplosive, e di questo è testimonianza la sua cativa salute in quel momento. Quest’ultimo lotto sarà preparato in soli 5 mesi (da marzo a luglio 1935), alcuni rimedi addirittura nella stessa setimana.

In quest’ultima generazione di rimedi floreali, le descrizioni delle essenze sono rimaste invariate, il che fa pensare che siano state in qualche misura (o a tuti gli effeti) canalizzate dal dottor Bach, che ormai era diventato un grande sensitivo. D’altra parte, per alcune di esse non esiste una storia di usi fitoterapici o ancestrali.

Di questi ultimi fiori conosciamo le circostanze della preparazione di Cherry Plum e Red Chestnut.

Nora Weeks4 riporta quanto segue riguardo Cherry Plum:

«Qualche giorno prima aveva sofferto di un grave gonfiore ai seni frontali, di un dolore tormentoso agli zigomi e di un mal di testa accecante e persistente. Il dolore era così intenso che si sentiva disperato, come se la vita non fosse più possibile senza la perdita della ragione. Sapeva di essere sul punto di scoprire il rimedio per questo stato d’animo e una matina presto si mise a setacciare i campi e le strade alla sua ricerca. Fu allora che trovò una siepe coperta di fiori bianchi di ciliegio e tagliò alcuni ramoscelli fioriti, portandoli a casa (…) Li fece bollire per un’ora. Quando si fu raffreddato, filtrò il liquido, lo tolse e prese alcune gocce del rimedio. Quasi immediatamente la sua agonia mentale cessò e con essa il dolore fisico. Il matino seguente era completamente guarito.»

Infine, Chancellor descrive la scoperta di Red Chestnut, in un contesto altrettanto drammatico del precedente:

«Pochi giorni prima di scoprire Red Chestnut, il dottor Bach ebbe un brutto incidente con un’ascia: le persone a lui vicine si sentirono molto in ansia mentre si accingevano, come primo passo, a fermare il sangue. Quando si riprese, il dottor Bach disse di aver sperimentato lo stato d’animo del rimedio che avrebbe poi cercato, un rimedio che avrebbe contrastato la paura degli altri. Aggiunse che la nostra ansia per lui, sebbene facessimo del nostro meglio per nasconderla, non lo aveva affatto aiutato. La sua sensibilità era tale che non poteva fare a meno di sentire e reagire ai nostri sentimenti in quel momento; qualsiasi pensiero di depressione, preoccupazione o paura in un’altra persona gli provocava un acuto dolore fisico.»

Se da un lato è emozionante ripercorrere le circostanze che hanno “indirizzato” il dottor Bach a trovare i fiori giusti per il suo sistema, dall’altro è molto importante notare che la sua équipe ne ha provato l’effetto vedendo numerosi pazienti, anche durante la sua vita. A distanza di molti decenni, un gran numero di utenti e terapeuti continua a osservare gli effeti descriti e a scoprire nuove applicazioni.

1 Vedi l’articolo Che coincidenza! di Ricardo Orozco.
2 Barnard, Julian, Fiori di Bach. Forma e funzione, Tecniche Nuove, 2004.
3 Edward Bach. Obras completas. Continente, 2017.
4 Molti dati su questo tema sono disponibili in Weeks, Nora, La vita e le scoperte di Edward Bach, Guna, 1996.

Che coincidenza!

Di Ricardo Orozco ©2025

Un problema, forse insormontabile, che incontrano l’antropologia, l’archeologia e la storia, è la
difficoltà di comprendere le civiltà antiche a partire dall’attuale analisi materialistica. E non sembra che i riferimenti religiosi, socio-economici e storici, né le metodologie scientifiche analitiche aiutino a capire molto del funzionamento della mente umana, dalle civiltà più antiche al Medioevo.

Cattedrale di Santiago di Compostela. Segni sulle pietre.
Cattedrale di Santiago di Compostela. Segni sulle pietre.

Ricordo in modo molto vivido quando, durante una visita turistica a una cattedrale gotica, una guida spiegò che i vari simboli che apparivano sulle pietre erano i segni fatti dagli scalpellini per dare indicazioni su quanto farsi pagare i pezzi. Davvero? E perché ci sono solo nel gotico religioso e non in quello civile? E perché solo nelle parti visibili? E poi, non sarebbe un po’ immodesto mettere un marchio indelebile sulla pietra, soprattutto in un’epoca in cui le opere d’arte non venivano firmate?

Ne La tradizione ermetica, Julius Evola1 scrive quanto segue:

«La costituzione spirituale dell’uomo nelle civiltà tradizionali era tale che ogni percezione fisica aveva contemporaneamente una componente psichica che la animava, aggiungendo alla nuda immagine un significato e, allo stesso tempo, un tono emotivo speciale e potente.»

In altre parole, nella mente dell’uomo antico il simbolo aveva un potere evocativo, capace di catalizzare un’esperienza spirituale. Inoltre, questa percezione fisica era innescata anche da altri fenomeni presenti in natura, come il volo degli uccelli, i fenomeni atmosferici e una miriade di altri segni che gli uomini incontravano (e che incontriamo regolarmente). Nel caso della cattedrale, quindi, l’uso del simboloeraprobabilmente quello di canalizzareesperienze spirituali nei visitatori medievali. Soprattutto in un’epoca in cui quasi nessuno sapeva leggere o scrivere.

Credo che, nel corso dei secoli, abbiamo perso alcune di queste capacità percettive che queste persone “arretrate” possedevano naturalmente, e grazie alle quali erano collegate più direttamente alla loro anima. E, a questa interpretazione inconscia dei segni, dovremmo anche aggiungere il sogno lucido, che, a quanto pare, non era un’eccezione, ma un evento comune.

Questo mi porta ad alcune riflessioni che mi hanno condotto al dottor Bach, attraverso la sincronicità.

Questo concetto è stato formulato nel 1952 dallo psichiatra e psicologo svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961), anche se è un tema ricorrente nelle culture antiche, sia orientali che occidentali.

Per riassumere, la sincronicità si occupa di quelle “coincidenze” apparentemente sorprendenti che ci sono capitate tante volte. Statisticamente sono troppo improbabili per essere considerate semplici coincidenze, quindi non smettono mai di stupirci. Inoltre, se li osserviamo con attenzione, questi segni hanno una componente emotiva significativae contengono ovviamente informazioni molto preziose per noi, presentandosi nella vita quando abbiamo bisogno di una risposta. Non è un caso, come si intende nel pianeta di “Piattolandia”.2

La sincronicità può apparire in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, con l’obiettivo di farci passare dal pensiero egocentrico a una visione più integrata della vita. Per mostrarci che non siamo così separati dagli altri (e dal tutto) come crediamo, ma piuttosto il contrario. Che siamo parte di un tutto integrato, dove “come sopra, così sotto”… e “come fuori, così dentro”. In questo modo tutte le parti si relazionano tra loro, seguendo un ordine superiore carico di significato.

Jung intende la sincronicità come un fenomeno che trascende la semplice coincidenza e rivela una connessione profonda tra la nostra psiche individuale e il vasto mondo che ci circonda. La sincronicità, in altre parole, ci invita a considerare che la realtà è molto più complessa e misteriosa di ciò che percepiamo con i nostri sensi.

Carl Gustav Jung
Carl Gustav Jung

In tutti gli anni in cui ho praticato la terapia con i Fiori di Bach, è stata una caratteristica costante vedere quanti clienti facevano riferimento alle sincronicità: una cosa che, prima di allora, non era un evento frequente per loro. Potrebbe essere che la speciale sintonizzazione intuitiva catalizzata dai Fiori di Bach li abbia resi più consapevoli di questi fenomeni.

Sarebbe impossibile stabilire una “classifica” dei fiori più legati alla sincronicità, ma, se dovessi scegliere una essenza più strettamente legata ad essa, sarebbe senza dubbio Chestnut Bud. Nei periodi in cui ho utilizzato maggiormente questo fiore, il fenomeno è stato più evidente. Credo che questo sia dovuto al fatto che è il rimedio più strettamente legato all’apprendimento, e la sincronicità è certamente al suo servizio.

La cosa più emozionante è che, nella vita del dottor Bach, ci sono state molte sincronicità che lo hanno portato alla scoperta delle essenze. Ci sono testimonianze in cui, per alcuni fiori, Bach fu guidato dalla sincronicità: Water Violet, Gorse, Heather, Cherry Plum e Red Chestnut. Ma è negli ultimi 19 che ciò è più evidente, quando lui stesso diventa il suo “laboratorio personale”; è qui che le sincronicità sostituiscono in gran parte i reagenti e gli strumenti del laboratorio convenzionale.

Ma, a parte l’assunzione dei Fiori di Bach, come è possibile cercare le sincronicità? Proprio “non cercandole” e affidandosi all’intuizione. Infatti, quando stavo pensando di scrivere questo articolo, io stesso sono stato protagonista di una bella sincronicità. Circa 35 anni fa avevo letto un libro di Julius Evola, dove ricordavo di aver sottolineato un paragrafo cheora pensavo potesse essere utile al mio scopo. Inutile dire quanto sia difficile per me trovare un libro nel groviglio dei tanti che ho in disordine, sia a casa che in ufficio, per non parlare di quelli che ho prestato e non mi sono stati restituiti…. Ma appena ho guardato una parte dello scaffale in un corridoio, l’ho trovato subito! Si tratta del paragrafo all’inizio dell’articolo.

Nell’opera di Bach viene costantemente trasmesso come Dio, anima, mente e intuizione siano sempre intrecciati nella stessa direzione, quella dell’apprendimento sulla via della perfezione. Ed è proprio al servizio di questo che egli crea il suo sistema floreale, perché, come dice nel capitolo 2 di Libera te stesso:

“Le cose terrene non sono che interpretazioni di quelle spirituali. Il più piccolo e insignificante degli eventi ha dietro di sé uno scopo divino”.

E, in effetti, come afferma Jung nel suo concetto di sincronicità, nessun evento è casuale.

Infine, vorrei salutare con una frase dello scienziato forse più brillante degli ultimi secoli, molto appropriata per i materialisti più recalcitranti di Piattolandia:

“La coincidenza è il modo che ha Dio di restare anonimo”.

Albert Einstein
  1. Martínez Roca, 1975  
  2. Pianeta “immaginario”, o forse no, ideato da Carmen Hernández Rosety, nel quale il sistema dominante pretende che viviamo, e in cui il caso spiega tutto

Willow

I 38 Fiori di Bach. Parole Chiave

Willow


Risentimento. Amarezza. Senso di frustrazione e di fallimento. Negatività. Avversione. Rancore. Diffidenza. Sfiducia. Rigidità. Aggressività passiva. Ira trattenuta. Ritenzione. Irritazione.


La vita quotidiana è un vero e proprio vivaio di frustrazioni, fallimenti e risentimenti. Gran parte di ciò è dovuto a una carenza diffusa di intelligenza emotiva, che ci permetterebbe un maggiore livello di autoconsapevolezza e una migliore competenza nelle relazioni interpersonali, dunque una maggiore empatia. Quando questo non avviene, la persona può “difendersi” attribuendo la colpa di tutto agli altri, alla società, ai genitori, a Dio o a qualunque altra cosa, escludendosi completamente dalla scena. Si tratta di un potente meccanismo di difesa di chi si è sentito emotivamente ferito.

In un certo senso, Willow rappresenta l’opposto di Pine, nel quale la persona si autoaccusa in modo eccessivo di tutto ciò che le accade.

Questa essenza aiuta ad assumersi la responsabilità della propria vita e a gestire frustrazione, amarezza e rancore. L’assunzione e/o l’applicazione locale di Willow può essere di aiuto nella ritenzione idrica, nell’artrosi, nei processi cutanei cronici, nella gastrite cronica e in molte altre condizioni.



Per approfondire i Fiori di Bach

Se i concetti che spiego qui ti hanno interessato, puoi considerare di approfondirli frequentando uno dei numerosi corsi seguenti di mia paternità.

Wild Rose

I 38 Fiori di Bach. Parole Chiave

Wild Rose


Apatia. Indifferenza.
Isolamento.


Wild Rose:

È un’essenza floreale sofisticata, rivolta alla gestione dell’apatia.

L’apatia può far parte della personalità, come nel caso di Clematis e Water Violet, oppure presentarsi in periodi limitati: apatia sessuale o in qualsiasi altro ambito della vita. Può inoltre accompagnare patologie come il disturbo depressivo maggiore.

Wild Rose può essere utilizzata quando la risposta al trattamento è nulla o scarsa, agendo come un potenziatore.



Per approfondire i Fiori di Bach

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Wild Oat

I 38 Fiori di Bach. Parole Chiave

Wild Oat


Incertezza. Scoraggiamento. Insoddisfazione per vocazione incerta. Dispersione. Vuoto esistenziale. Disorientamento.


È indicato quando ci muoviamo nella vita senza una direzione chiara, senza riuscire a trovarne un senso. In una società così materialista e filosoficamente e spiritualmente appiattita come la nostra, l’insoddisfazione è molto frequente. Se ne può essere consapevoli oppure no; nella maggior parte dei casi, tuttavia, si tende a proiettare sugli altri o sull’ambiente la “colpa” di questa insoddisfazione.

Wild Oat è il Fiore di Bach che aiuta a gestire il vuoto esistenziale descritto. È come una bussola intelligente che ci orienta verso il luogo giusto e ci aiuta a seguire il cammino per diventare, un giorno, pienamente noi stessi.

È un’essenza particolarmente indicata nell’orientamento vocazionale dei giovani.



Per approfondire i Fiori di Bach

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White Chestnut

I 38 Fiori di Bach. Parole Chiave

White Chestnut



Pensieri persistenti e indesiderati. Dialogo interiore torturante. Rimuginazione mentale. Preoccupazione. Circolo vizioso. Ripetizione accelerata. Ansia.


È indicato per quei momenti in cui la mente è completamente occupata da preoccupazioni e pensieri circolari che ci tormentano e non ci permettono di concentrarci. Un vero e proprio circolo vizioso. È ciò che accade negli stati d’ansia, motivo per cui questa essenza è molto utile nel lavorare sulla componente mentale dell’ansia stessa.

Esistono persone che vivono White Chestnut come tratto di personalità, come accade ad esempio nelle tipologie ossessive (Elm, Oak e Rock Water), ma anche in Mimulus, Willow e altre ancora.



Per approfondire i Fiori di Bach

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Water Violet

I 38 Fiori di Bach. Parole Chiave

Water Violet


Solitudine. Isolamento passivo. Apatia. Appiattimento emozionale. Introversione. Non ingerenza negli affari altrui. Rigidità statica.


Si tratta di una persona asociale, che non desidera né trae piacere dal contatto sociale. Non stabilisce legami affettivi significativi e preferisce stare sola. L’apatia (Wild Rose) rappresenta il suo tratto di personalità più rilevante.

Emotivamente appiattita, non si coinvolge. Non tollera né il dominare né l’essere dominata. I soggetti più intellettuali possono considerarsi superiori, ma ciò sembra derivare da una scarsa comprensione delle emozioni umane e da una carenza di intelligenza emotiva.

Come stato transitorio, questa essenza può essere utile nei momenti in cui ci sentiamo distaccati dagli altri o desideriamo isolarci e non essere disturbati.

Questo fiore può essere utile nelle rigidità non infiammatorie, nella secchezza e in tutte quelle patologie che conducono all’isolamento.



Per approfondire i Fiori di Bach

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